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Mondo accademico in movimento al grido di “Patrick libero”

patrick libero
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Appelli anche dal governo italiano e dal Parlamento europeo, poco graditi dal presidente egiziano

DW(ITALIA).Un arresto improvviso, informazioni che diventano sempre più rare e offuscate. Sembra un copione già visto quello che riguarda il caso di Patrick Zaki e nel nostro Paese molti giovani, studenti e associazioni hanno preso particolarmente a cuore la sorte di questo ragazzo egiziano venuto in Italia per motivi di studio. Probabilmente l’arresto alla dogana di Patrick e la mancanza di informazioni riguardo al suo stato attuale ha fatto riaffiorare in molti l’angoscia e la rabbia per la morte di Giulio Regeni nel 2016. Molti sono gli studenti, soprattutto a Bologna dove studia Patrick, che si stanno mobilitando da giorni con flashmob, manifestazioni, cortei e iniziative varie per chiedere la scarcerazione di Patrick Zaki, ma soprattutto il rispetto dei diritti umani. Il rischio più grande, infatti, sembra essere legato alle possibili torture che il ragazzo potrebbe subire durante la detenzione. In Egitto questa pratica non sarebbe nuova.

Il caso di Patrick Zaki

Patrck Zaki è un ragazzo egiziano di 27 anni che da alcuni mesi è iscritto a un master Erasmus Mudus presso l’Università di Bologna, in particolare all’Alma Mater in studi di genere. Un ragazzo sensibile, così lo descrivono gli studenti universitari che frequentavano i corsi con lui, che aveva lottato duramente per ottenere la borsa di studio Erasmus Mundus, innamorato dell’Italia e impegnato nella questione di genere e nella protezione dei diritti della donna. Proprio su queste tematiche si basa il master che sta seguendo all’Università di Bologna. Qualche settimana fa Patrick si è preso qualche giorno di vacanza per andare a trovare la famiglia e all’arrivo al Cairo, nella sua terra d’origine, è iniziato l’incubo. Mentre era in coda alla dogana per il controllo passaporti, un agente ha riconosciuto Patrick come uno degli indagati per “terrorismo” e per “tentato rovesciamento del regime”. Secondo quanto ha riferito ai media il legale del ragazzo, l’avvocato Wael Ghally, dopo l’arresto “Patrick è stato bendato e trasferito in un luogo sconosciuto a circa un’ora di auto dall’aeroporto. Era in stanza con due agenti, è stato picchiato e torturato con l’elettricità, ma non con il bastone, solo con dei fili in modo che non rimanesero segni”. I racconti dei maltrattamenti che avrebbe subito Patrick non coincidono con i documenti egiziani, che parlano solo di interrogatorio e delle accuse nei confronti del giovane ricercatore egiziano: diffusione di false informazioni per minare la stabilità nazionale, incitamento a manifestazione senza permesso, tentativo di rovesciare il regime, uso dei social media per danneggiare la sicurezza nazionale, propaganda per i gruppi terroristici e uso della violenza.

Rapporti Italia-Egitto rischiano di incrinarsi

Il governo italiao ha preso molto a cuore la sorte di Patrick Zaki e la questione della tutela dei diritti umani, tanto che il ministro degli esteri, Luigi Di Maio, ha promesso di fare di tutto per fare chiarezza sul caso del giovane ricercatore. A Strasburgo, invece, qualche giorno fa David Sassoli, presidente del Parlamento europeo ha chiesto l’immediato rilascio di Zaki, ricordando alle autorità egiziane che l’Ue condiziona i suoi rapporti con i Paesi terzi al rispetto dei diritti umani. Una richiesta che non è stata gradita dal presidente egiziano Ali Abdel Aal, che ha respinto “categoricamente le dichiarazioni del presidente del Parlamento europeo” definendole in un comunicato “un’ingerenza inaccettabile negli affari interni e un attacco contro il potere giudiziario egiziano”. Inoltre il presidente egiziano ha aggiunto che “tali dichiarazioni non sono giustificate e sono inaccettabili e non incoraggiano il dialogo tra le due istituzioni parlamentari”. Il governo egiziano non gradisce, quindi, le interferenze europee sul caso Zaki, né trantomeno quelle italiane. I rapporti tra Italia ed Egitto rischiano di incrinarsi in questo momento, mentre secondo il rettore dell’Università di Bologna Ubertini in questo momento è necessario più che mai costruire “ponti” con le autorità egiziane per il bene di Patrick.

Movimenti a sostegno della liberazione di Patrick

Intanto buona parte del mondo accademico, a partire dall’Università di Bologna, si sta mobilitando per chiedere a gran voce la liberazione di Patrick e il rispetto dei diritti umani. Pochi giorni fa proprio dall’ateneo bolognese è stato lanciato un appello rivolto a tutte le università europee per chiedere la scarcerazione del ricercatore egiziano. “Come membri della comunità scientifica e accademica dell’Alma Mater” si legge nel testo approvato dal senato accademico di Bologna “siamo fortemente colpiti e turbati. Ribadiamo con forza la vicinanza del nostro ateneo a Patrick e alla sua famiglia, chiediamo che vengano rispettati i diritti fondamentali della persona”. “Patrick” si legge ancora nell’appello “è un nostro studente ed è anche uno studente europeo e quindi il nostro appello è rivolto al governo italiano e alla Commissione europea affinché si faccia tutto il possibile per riavere Patrick a frequentare di nuovo le lezioni. Confidiamo in un epilogo rapido e positivo”. L’inivito del rettore dell’Università di Bologna è rivolto a tutte gli atenei, chiedendo loro di mobilitarsi con iniziative, cortei e manifestazioni per tenere alta l’attenzione sul caso di Patrick e per chiedere a gran voce la sua scarcerazione.

Il documento diffuso dall’Università di Bologna fa leva sui valori che contraddistinguono la comunità accademica, quali “la libertà di pensiero, l’importanza del pensiero critico, la responsabilità e l’impegno sociale” per difendere “in ogni sede e con ogni strumento i diritti umani e più in particolare il diritto alla libertà individuale, i diritti politici e la tutela della libertà d’espressione”. L’obiettivo di questo appello è quello di tenere alta l’attenzione sulla sorte del giovane ricercatore egiziano, considerato uno studente Erasmus e quindi uno studente della comunità europea a tutti gli effetti.

Su questi presupposti si basano le numerose iniziative organizzate in questi giorni a Bologna, in altre città emiliane e in tutta Italia al grido di “Patrick libero”. Una di queste iniziative è in programma per lunedì 17 febbraio a Bologna. Ad annunciarla è il consiglio studentesco dell’ateneo bolognese. Un vero e proprio corteo che partirà da Palazzo Poggi, sede del rettorato e cuore dell’Università di Bologna e proseguirà per le vie della città fino a Piazza Maggiore. Slogan principali del corteo saranno “L’Egitto tortura” e “Patrick libero”. Prima del 22 febbraio le manifestazioni saranno organizzate da molti atenei italiani, non solo a Bologna. La data, infatti, è quella in cui termina il fermo di Patrick Zaki e il sistema giudiziario deciderà se prolungare o meno la detenzione del giovane ricercatore. Gli studenti italiani, o almeno gran parte di essi, sono dalla sua parte e anche il mondo accademico. L’attenzione rimane alta e nelle prossime ore il ragazzo avrà l’udienza, altro momento cruciale per capire qualcosa in più sulla sua sorte. La speranza di tutti è che non si perdano le tracce di Patrick, che venga scarcerato e che possa riprendere presto i suoi studi di genere nell’ateneo bolognese.

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