Salario minimo della discordia. Mentre i sindacati attaccano i contratti-pirata.

Salario minimo della discordia. Mentre i sindacati attaccano i contratti-pirata.
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DW – Roma. Il salario minimo continua a far parlare di sé. E, soprattutto, ad alimentare una polemica che coinvolge tutti, senza escludere contrasti all’interno della stessa maggioranza. Mentre da sindacati e Pd si grida allo scandalo dei ‘contratti pirata’ di cui si teme l’estensione. Intanto, il ministro del Lavoro e vicepremier Luigi Di Maio è pronto a salire sulle barricate chiedendosi perché mai Lega e Pd “non lo vogliono votare” anche se la misura si trova nei rispettivi programmi. Senza contare che, con riferimento in particolare alla Lega, “era nel contratto di governo” mentre le imprese fanno pressione perché sia approvato “per evitare il dumping”.
E il sottosegretario per il Lavoro e le politiche sociali Claudio Cominardi, anche lui M5S, dai microfoni di Radio Cusano Campus, precisa che la misura “è complementare al reddito di cittadinanza. Il reddito di cittadinanza è uno strumento di contrasto alla povertà, è anche una leva per aumentare i salari, però deve essere accompagnato da un’altra norma specifica. Questa norma non solo è nel contratto di governo, ma è persino nei programmi della Lega e del PD, quindi se ci fosse qualche problema con queste forze politiche sarebbe assurdo”.

Zingaretti: “La prima cosa da fare è aumentare i salari”.

Il Pd, attraverso il suo Segretario Nicola Zingaretti, allarga l’obiettivo della telecamera. Perché, si sostiene, il punto non è soltanto garantire un salario minimo. Ma, soprattutto, inserire questo strumento in una politica di sostegno alla crescita economica del Paese. Così Zingaretti, sul suo profilo Facebook, rilancia:  “La crescita del Prodotto Interno Lordo è al +0,2%. Meno male. Ma ricordiamo che prima dell’arrivo di questo Governo eravamo al +1,7%. Nel nord c’è un crollo della produzione e la cassa integrazione è aumentata in maniera preoccupante del 27%. Non prendiamoci in giro”. Già, è la risposta di molti osservatori. Ma il Pd cosa propone? “Dobbiamo aumentare i salari medio-bassi, in particolare per le famiglie perché le persone non ce la fanno più – puntualizza Zingaretti in una recente intervista a un quotidiano -. E proponiamo un taglio netto del cuneo fiscale sul tempo indeterminato. Inoltre vogliamo favorire l’occupazione di donne e giovani, aumentare le indennità per i tirocini (come abbiamo fatto nel Lazio), fare una legge sull’equo compenso e cercare con le parti sociali un accordo sul salario minimo in quei settori non coperti dai contratti collettivi nazionali».

La Cisl: una misura che non risolve il problema.

Ma, allora, perché no? La matassa sembra meno ingarbugliata se si ascoltano le parole di Luigi Sbarra, Segretario Generale Aggiunto Cisl: “Certamente oggi in Italia c’è un problema salariale e nessuno lo nega. Un problema da affrontare e che necessita di nuove risposte. Ma questo problema non lo si affronta con il salario minimo per legge”, spiega intervenendo a un confronto in proposito.
Se c’è una divisione sull’argomento nello stesso governo, ragiona Sbarra che non esclude una convergenza dei sindacati sulla misura specifica, se ne prenda atto. “Però, si discute a bocce ferme – incalza -: il Governo deve dire fermiamoci, ci sono valutazioni diverse sul tema, tanto nello stesso Governo quanto nel Parlamento, quanto tra le forze sociali. Responsabilità vorrebbe che ci si prendesse tempo per ragionare e fare un lavoro sul campo”.

I sindacati, giù le mani dalla contrattazione collettiva

Perché il vero spettro che spaventa i sindacati e che si troverebbe nascosto nella misura sul salario minimo, si chiama uscita dalla contrattazione collettiva con le imprese sbattute fuori dal sistema dei contratti. E con l’effetto di “assestare un colpo mortale al sistema delle rappresentanze e dei contratti – commenta ancora Sbarra -. Ci sono aree scoperte? Si dicano quali sono e si dia valore legale ai minimi retributivi dei contratti maggiormente o comparativamente più rappresentativi e sottoscritti dalle organizzazioni nel nostro Paese”.

Dietro l’angolo l’ombra dei ‘contratti pirata’

Del resto, intervenendo alla celebrazione del Primo Maggio avvenuta a Bologna, le parole d’ordine le ha lanciate per tutti il Segretario generale della Cgil Maurizio Landini. Che non aveva lasciato dubbi sulle intenzioni dei sindacati: “il salario minimo deve partire dai contratti» pensando a «un provvedimento che dica che i contratti nazionali hanno validità erga omnes e che quindi coprono tutte le forme di lavoro”. Concludendo in proposito: “Diciamo anche che si faccia una norma che dica che dei contratti valgono quelli firmati dalle organizzazioni rappresentative sia degli imprenditori che dei sindacati, non i contratti pirata che sono serviti ad abbassare i diritti”. Il riferimento è a quei contratti firmati da sindacati minori che non sono rappresentativi né degli imprenditori e nemmeno dei lavoratori ma nati con l’obiettivo di stabilire condizioni “al ribasso”.
Insomma, la matassa risulta così forse meno ingarbugliata e più comprensibile. Ma i tempi per scioglierla completamente sembrano tutt’altro che stretti. Con buona pace di chi vorrebbe che quel “sì” fosse messo, nero su bianco, prima delle ormai prossime elezioni europee

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