Scuole vuote in Italia: meno 70 mila studenti a causa del calo delle nascite

Scuole vuote in Italia: meno 70 mila studenti a causa del calo delle nascite

DW – Roma. Dal prossimo anno scolastico ci saranno 70 mila studenti in meno nelle scuole italiane. A causa del calo delle nascite e dell’invecchiamento della popolazione registrati negli ultimi anni, anche le scuole ne risentono. Meno nascite, meno giovani che hanno bisogno di studiare. E le aule si svuotano.

Calano gli studenti nelle scuole

Tabelle delle iscrizioni alla mano, secondo il Ministero dell’Istruzione i numeri erano in realtà già allarmanti in precendenza. Oltre 45.000 studenti in meno (rispetto all’anno scolastico precedente) nel 2016/17. 67.754 in meno nel 2017/18;  75.215 nel corrente 2018/19 e 69.256 il prossimo anno. In totale, negli ultimi quattro anni le scuole hanno registrato un buco di 188.583 iscrizioni.

Inutile a dirsi, il calo demografico potrebbe prima o poi avere delle conseguenze sul contesto economico e sociale. Il minor numero di studenti corrisponderà, a un certo punto, ad un minor numero di docenti

Le previsioni di crescita, in generale, non possono essere più di tanto positive. «Le lente dinamiche della popolazione, con la popolazione in età lavorativa destinata a diminuire nei prossimi decenni e il tasso di partecipazione economica relativamente basso, sono chiaramente un fattore negativo per la produzione potenziale dell’economia italiana, che stimiamo in crescita solo intorno allo 0,5 per cento nel prossimo decennio», spiega Nicola Nobile, economista della Oxford Economics.

Popolazione in declino: diminuiscono le nascite

Ma non si svuotano solo le aule. Al 1° gennaio 2019, secondo i dati Istat, i residenti in Italia sono 60 milioni e 391 mila: oltre 90mila in meno rispetto al 2018.

E non solo perché la gente si trasferisce all’estero. Nel 2018 sono nati 449 mila bambini, 9 mila in meno rispetto al (bassissimo) valore del 2017. Le nascite, peraltro, sono calate ad una rapidità disarmante dal 2008 al 2018, raggiungendo le 128 mila unità in meno. 

Madri sempre più tardi

D’altronde, c’è poco da stupirsi se questo accade in un paese dove la rete per la prima infanzia non è presente o funziona male e non c’è sostegno per le giovani mamme. Si aspetta sempre più tempo prima di fare figli. E, quando arrivano e bisogna scegliere tra lavoro e famiglia, è più facile che siano le madri a rinunciare alla carriera professionale. Il 37% delle donne tra i 25 e i 49 anni con almeno un figlio risulta inattiva, secondo Save the Children. Tra carichi di cura che gravano sulle spalle delle madri e sussidi statali inesistenti, la possibilità di conciliare gli impegni domestici con il lavoro in Italia è ancora scarsissima. E a risentirne è l’intero paese.

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