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Siria aiuti umanitari,a rischio il programma

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Il veto di Russia e Cina rischia di far saltare il programma di aiuti a Idleb

DW(ITALIA). A rischio il programma di aiuti umanitari in Siria, in particolare nella provincia di Idleb, in scadenza il prossimo 10 gennaio. Il veto posto da Russia e Cina alla risoluzione Onu discussa durante l’ultimo Consiglio di Sicurezza, infatti, mette a rischio la prosecuzione degli aiuti umanitari transfrontalieri destinati ai civili in Siria. La risoluzione è stata presentata da Belgio, Kuwait e Germania e avrebbe consentito il passaggio di convogli umanitari per altri 12 mesi attraverso due punti di frontiera in Turchia e uno in Iraq. Il programma in questione è stato molto importante da quando sono iniziati i bombardamenti in Siria, che hanno messo a dura prova la sicurezza e le condizioni alimentari, igieniche e sanitarie delle persone che abitavano in queste zone. Ad oggi questo programma consente di raggiungere oltre quattro milioni di persone, aprendo un apposito varco attraverso Giordania, Iraq e Turchia, per portare loro viveri, medicinali e vestiti. La Russia, appoggiata dalla Cina, ha usato il suo diritto di veto (che gli appartiene in quanto membro permanente), per opporsi alla risoluzione, sostenendo che la situazione in Siria sta migliorando e che non c’è bisogno di aumentare gli aiuti. La loro proposta è di rinnovarli solo per sei mesi, riducendo a due i passi di frontiera.

Aiuti umanitari indispensabili in Siria

Gli aiuti umanitari sono indispensabili in territorio siriano, che vive in condizioni di guerra dal 2011. Le organizzazioni non profit, come Oxfam, Unicef, Emergency, Save the Children e molte altre si occupano della raccolta di fondi e del trasporto di materiale di sopravvivenza alle popolazioni colpite dai bombardamenti. Le vittime civili della guerra in Siria sono, ad oggi, 370 mila e milioni sono le persone che hanno dovuto lasciare le loro abitazioni e la loro terra per sfuggire alla guerra e alla carestia. La condizione di guerra che interessa la Siria dal 2011, infatti, ha provocato morti non solo per i bombardamenti, ma anche per la terribile situazione igienico-sanitaria in cui si trovano a vivere i civili, per non parlare della fame sofferta da gran parte della popolazione. Questa realtà è ancora più grave nella provincia di Idleb, l’ultima roccaforte anti-regime in mano ai qaedisti. Per questo le ong stanno protestando contro il veto imposto da Russia e Cina, che impedirebbe di fornire aiuti umanitari ai civili in Siria. “Queste famiglie” si legge in una nota di Oxfam “dipendono direttamente da questi aiuti. Molte sono state costrette a fuggire più volte, di luogo in luogo, durante le fasi di crisi in Siria. Al momento non esiste alcun altro mezzo utile per raggiungere queste persone”.

Nella provincia di Idleb vivono ancora 3 milioni di persone. Per loro il programma di aiuti umanitari è fondamentale per sopravvivere, anche perché i bombardamenti non sembrano arrestarsi. “Mentre gli Stati membri delle Nazioni Unite si scambiano accuse anziché rinnovare un aiuto imprescindibile per i bambini siriani” scrivono da Save the Children “centinaia di migliaia di persone a Idleb sono di nuovo sotto le bombe”.

La risposta di Russia e Cina

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Le proteste contro il veto di Russia e Cina per il programma di aiuti umanitari in Siria non sono arrivati solo dalle ong, ma anche dagli Stati Uniti, dalla Germania e dall’Italia. Dura la risposta da parte delle due superpotenze. In particolare il ministro degli esteri cinese, Geng Shuang, rispondendo alle critiche avanzate dal segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha definito ipocrita l’atteggiamento statunitense. “La Cina” ha dichiarato Shuang “porta avanti la sua politica considerando gli interssi fondamentali dei siriani. Se gli Stati Uniti erano veramente preoccupati per le persone in Siria e per gli aiuti umanitari, perché non hanno votato per un progetto di risoluzione sponsorizzato dalla Russia? Dimostra ancora una volta che le sue preoccupazioni sono ipocrite, mentre la posizione a cui si attiene si basa su doppi standard”. Uno scambio di colpe per far fronte a una situazione estrema in cui si trovano a vivere ancora milioni di persone. “Ciò che è accaduto in Siria” ha aggiunto Shuang “compresa la sofferenza della sua gente, è stato provocato da azioni degli Stati Uniti e di altri Paesi. Gli Usa hanno interferito negli affari interni di altri Paesi. Il mondo può vedere chiaramente chi ha le mani sporche di sangue”. Identificare i veri colpevoli di una guerra che va avanti da nove anni è difficile, ma quello che è chiaro è che senza gli aiuti umanitari i civili in Siria saranno messi sempre più a dura prova.

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