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Sri Lanka, il giorno dopo gli attentati di Pasqua: 290 morti e 500 feriti

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DW-Roma. Gli abitanti dello Sri Lanka stanno ancora cercando di capire cosa sia accaduto domenica, dopo essere stati sottoposti a un coprifuoco di 12 ore e privati dell’accesso ai social network. Da dove nasce l’odio che incita ad uccidere in questo modo e proprio in questa data così tanti uomini, donne e bambini, colpevoli soltanto di pregare un dio diverso?

Il passato travagliato dello Sri Lanka e la sua guerra civile

Spesso descritto come un luogo di pace e benessere, lo Sri Lanka ha però una storia travagliata alle spalle. Trent’anni di guerra civile con gli indipendentisti Tamil hanno segnato la storia del Paese con un gran numero di attentati suicidi. Quello del 1996 alla Banca centrale di Colombo provocò la morte di novanta persone, mentre l’anno seguente un altro attentato, con un camion bomba, colpì uno dei grandi templi buddisti del paese. L’equilibrio etnico e religioso dello Sri Lanka resta ancora vacillante, anche se molti problemi di coabitazione sono spariti in concomitanza con la fine della guerra civile una decina di anni fa. Eppure nessuno nel Paese aveva il presagio di un attacco premeditato e devastante come quello che domenica ha colpito la comunità cattolica e gli alberghi frequentati dagli stranieri.

Nessuno ha ancora rivendicato gli attentati

È certo che esiste una pianificazione dietro gli attentati. Sei kamikaze si sono fatti saltare in aria simultaneamente in tre diverse città, ed è chiaro che per riuscirci ci siano volute preparazione, coordinamento e capacità tecniche non alla portata di chiunque. Per non parlare della mente lucida e razionale di uno dei terroristi, che si è fatto esplodere mentre era al buffet di uno dei grandi alberghi della capitale.

Il quesito che si pone agli occhi del governo dello Sri Lanka

Al momento l’obiettivo del governo è trovare una risposta immediata a un interrogativo: si tratta di terrorismo locale, internazionale o locale con legami internazionali? La risposta è importante, oltre che per comprendere questo gesto, per trovare un modo di reagire. Una volta trovata sarà possibile capire perché sono stati presi di mira proprio i cattolici che rappresentano solo il 7% degli srilankesi. Ma i terroristi, non dimentichiamolo, vogliono anche trasmettere un messaggio, che nel caso dello Sri Lanka è ancora indecifrabile. Per ora ci sono soltanto la morte e l’odio.

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