Stop al petrolio Russo: quali le ripercussioni sui mercati europei?

Stop al petrolio Russo: quali le ripercussioni sui mercati europei?

DW-Roma.E’ ormai passato poco meno di un mese dall’incidente del 19 aprile, che ha visto come protagonisti la Russia e la compagnia petrolifera Transneft. Eppure ancora oggi si continua a parlarne, in quanto l’accaduto potrebbe avere delle serie conseguenze sulle esportazioni di greggio in Europa. Il tutto è riconducibile ad un allarme lanciato da Gomeltransneftl, una società bielorussa incaricata delle operazioni dell’oleodotto Druzbha. Dopo diversi controlli, la società in questione ha rilevato delle quantità di organocloruro fino a 30 volte superiori del limite consentito, con la possibilità di apportare danni consistenti all’equipaggiamento coinvolto.

Effetti e conseguenze dell’incidente 

Da qui è scattato l’allarme di Gomeltransneftl, che ha generato a sua volta l’interruzione, da parte operatore del sistema di trasmissione polacco (PERN), dell’oleodotto che si estende da Danziaca fino al confine tra Russia e Bielorussia. Un effetto domino che qualche giorno più tardi è continuato con l’interruzione dei mercati e dei rifornimenti verso Germania, Slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria, Ucraina e Bielorussia.

Il monopolio petrolifero di Transneft 

In tutta la Federazione Russa, Transneft detiene in assoluto il monopolio sulla distribuzione e trasmissione del greggio. Basti pensare che nel 2018 la società petrolifera ha trasportato ben 480 milioni di tonnellate di petrolio grezzo, che corrispondono all’83% dell’intera produzione di petrolio proveniente dalla Russia. Ciò che preoccupa il mondo occidentale è proprio l’oleodotto Druzhba, snodo petrolifero fondamentale per l’esportazione di greggio in Europa. Quest’ultima, come le altre infrastrutture coinvolte nell’accaduto, ha un’estensione tale che non ha reso ancora possibile una stima del greggio fino ad ora contaminato

Un problema che compromette le esportazioni in Europa

Gli esperti hanno ipotizzato che potrebbero essere state compromesse fino a 5 milioni di tonnellate di greggio, pari ad un mese di esportazioni dall’oleodotto Druzhba e ad un ammontare di 2,7 miliardi di dollari. Non sono mancate le conseguenze all’incidente Russo. Difatti già il 22 aprile scorso, il prezzo del Brent ha subito un incremento, arrivando a toccare i 74 dollari al barile. L’export di idrocarburi, rappresenta per la Russia uno tra i settori più importanti dell’intera economia del paese. Le finanze del Cremlino sono radicate in questo settore e l’esportazione di greggio è per Mosca uno strumento determinante anche in politica estera. La Russia, vista da sempre come uno dei maggiori esportatori per i paesi europei, oggi si trova in serie difficoltà. Al momento è difficile, anche per gli analisti, ipotizzare quali saranno i riflessi sulla politica di sicurezza energetica e sui mercati della nazioni coinvolte. Ciò che è certo, è che il problema del petrolio russo sta già avendo delle ripercussioni sulle esportazioni verso i paesi europei

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