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Brexit, chiesto un rinvio al 30 giugno. Cosa accadrà adesso?

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DW-Roma. Theresa May ha chiesto ufficialmente all’UE una proroga della Brexit al 30 giugno. Il Regno Unito è ridotto a questo: un governo non più capace di governare. Le trattative con i laburisti proseguono a rilento. Soprattutto, sembrano sull’orlo del collasso. In Francia la richiesta è stata definita “prematura” e non è stata giudicata meglio dagli altri membri europei.

Torniamo indietro di qualche anno

Il peccato originale era stato commesso da David Cameron, al governo dal 2010 al 2016. I britannici non hanno mai chiesto un referendum sulla permanenza (o meno) nell’Unione Europea. Era stato Cameron ad indirlo per compattare il partito conservatore e tenere a debita distanza i nazionalisti di Nigel Farange – e senza nemmeno prevedere un quorum del 60%. E sia. Sappiamo tutti com’è andata.

La promessa di una Brexit indolore è impossibile da mantenere

Dal canto suo, Theresa May ha ignorato il 48% della cittadini che aveva votato per rimanere in Europa e, anzi, li ha definiti “cittadini del nulla”. Nel 2017 ha convocato le elezioni politiche. Per tenere insieme il suo partito e il governo ha sempre cercato di “rimandare a domani” i problemi. Ma nella lista dei responsabili di quello che sta accadendo troviamo anche il segretario del partito laburista Jeremy Corbyn, sostenitore della Brexit che finge di voler restare in UE e capo di un’opposizione che si nasconde.

I rischi di un’uscita dall’Unione Europea

Oggi uscire dall’Unione Europea senza un accordo è pericolosissimo. Basta considerare che, nel Regno Unito, i prezzi dei generi alimentari stanno già salendo, le imprese iniziano a vivere le prime difficoltà e la pace in Irlanda del Nord, che è di nuovo a rischio.

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Gli eventi si susseguono rapidamente. La speranza è che un buon numero di deputati si ricordi di avere una spina dorsale, l’Europa, e che è ancora possibile evitare quello che è un disastro totale sotto ogni aspetto.

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