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Tienanmen: una ferita ancora aperta

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DW-Roma. Il 4 giugno 1989 in Cina si consuma il massacro chiamato dal governo cinese “incidente di piazza Tienanmen” o incidente del 4 giugno. In realtà, la notte tra il 3 e 4 giugno 1989 studenti, operai e manifestanti furono caricati in maniera pesante, dopo settimane di manifestazioni in tutto il Paese contro il regime comunista .

Gli studenti cinesi fecero un lungo sciopero della fame in segno di protesta contro il regime. Cosa chiedevano? Libertà, salari più equi e, sopratutto, diritti umani. Le condizioni di vita della popolazione cinese non erano delle migliori: dalla sanità all’economia, passando per i lunghi ed estenuanti turni di lavoro e i salari sempre più bassi .

Quel fiume in piena, che toccò circa 300 città oltre a Pechino, fu chiamato la primavera democratica. I manifestanti non si fermarono davanti a niente, nemmeno alla legge marziale. Uno dei simboli più conosciuti di quella lotta è il “rivoltoso sconosciuto”, il giovane che da solo, completamente disarmato, fece opposizione al plotone di carri armati con il proprio corpo, arrestandone la marcia. Purtroppo, tra il 3 e 4 giugno l’esercito occupò la piazza Tienanmen, luogo di rivolta sociale, culturale e politica.

Quello che si ebbe fu una violenta soppressione. I numeri fanno impressione: 2500 morti e circa 3000 feriti. Il 5 giugno si fecero i conti con questa realtà, mai vista sino a quel momento una manifestazione di questa grandezza; il prezzo pagato fu altissimo e non portò a nulla. Il governo ristabilì l’ordine e molti manifestanti furono arrestati o scapparono dalla Cina.

Oggi, se provate ad inserire la data del 4 giugno nel motore di ricerca più in voga in Cina Baidu il risultato sarà: “la ricerca non si attiene alle leggi”. La situazione è nettamente migliorata, ma a distanza di trent’anni la libertà assoluta è pura utopia. Il governo cinese impone punizioni esemplari per chi infrange la legge.

Paese evoluto la Cina dove le manifestazioni oggi continuano nell’anonimato più totale perchè il governo comunista reprime la libertà dei cittadini. Ma perché le grandi potenze mondiali non cercano di fermare questa repressione? Quanti morti ancora in nome della libertà dovremo avere?

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