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Trump assolto dall’impeachment, verso le presidenziali 2020

Trump assolto
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Il presidente americano era stato accusato dai dem di “abuso di potere” per il caso Ucrainagate

In Senato risultato scontato con 52 voti a favore e 48 contrari. Elemento sorpresa: Mitt Romney

DW(ITALIA).

Trump assolto nel processo di impeachment nei suoi confronti, tutto è andato come previsto nelle ultime settimane. A pochi mesi dalle accuse lanciate dai democratici nei confronti del presidente degli Stati Uniti, che lo avrebbero portato a un processo politico con il pesante rischio di doversi dimettersi, si è concluso il terzo caso di impeachment della storia statunitense. All’indomani della sua assoluzione Trump ha approfittato di un discorso alla nazione in programma già da tempo per dare il ben servito ai suoi avversari politici, in particolare alla speaker della Camera, Nancy Pelosi, che ha definito come una “persona orribile”. Ha definito il processo nei suoi confronti come una “vera e propria verogna, portata avanti da bugiardi”, ribadendo di non essere sicuro “se un altro presidente sarebbe riuscito a superare questa situazione”.

Impeachment per “abuso di potere”

Andiamo per gradi per comprendere cosa ha portato all’inasprimento delle ostilità tra i repubblicani di Trump e i democratici a pochi mesi dalle elezioni presidenziali, in programma per novembre 2020. La vicenda coinvolge in maniera diretta l’Ucraina, tanto da essere stata definita “Ucrainagate”, e in particolare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, eletto lo scorso aprile. A settembre i democratici hanno denunciato la presenza di una telefonata tra i due presidenti, durante la quale Trump avrebbe chiesto a Zelensky di aprire un’indagine nei confronti di Hunter Biden, figlio di Joe Biden, che in passato era membro di una società di gas proprio in Ucraina. Hunter Biden, al tempo della telefonata era uno dei candidati democratici più quotati per contrastare Trump nella seconda corsa alla Casa Bianca. I democratici hanno chiesto che la telefonata fosse resa pubblica, perché hanno considerato l’atto di Trump come un abuso di potere per far fuori un possibile avversario potente alle prossime elezioni presidenziali. La speaker della Camera, Nancy Pelosi, definita da Trump “una persona orribile”, ha accolto la richiesta dei dem e, dopo aver reso pubblica la telefonata, ha acconsentito ad aprire un’indagine per impeachment nei confronti del presidente statunitense. Era settembre e da allora il conflitto tra democratici e repubblicani si è inasprito molto. Tuttavia, l’attenzione mediatica è stata deviata su altri problemi e questioni che hanno tenuto con il fiato sospeso non solo gli Stati Uniti ma il mondo intero. L’uccisione del generale iraniano Soleimani i primi giorni dell’anno, infatti, hanno spostato  l’attenzione dei media sugli affari esteri, mettendo in secondo piano la questione impeachment, che rischiava di diventare “fatale” per il potere di Trump. Un caso? Non ci sono prove ovviamente che sia stato un’azione pensata a tavolino per deviare l’attenzione su altre questioni e magari incassare qualche voto patriottico in più. Certo è che si è trattata di una coincidenza che in molti hanno notato.

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In quelle settimane, tra l’altro, i democratici stavano stilando la lista dei testimoni che sarebbero dovuti intervenire contro Trump. In realtà, poi, il leader della maggioranza repubblicana al Senato, Mitch McConnel, ha presentato una mozione per dare ai sette testimoni dem e alla parte difensiva del presidente 24 ore a testa in due giorni. Un tempo veramente esiguo che ha fatto scattare l’ira dei democratici, accusando i repubblicani di voler “truccare il processo”. Trump ci teneva particolarmente a chiudere il processo, abbastanza certo del risultato, prima del 4 febbraio, giorno in cui era già in programma un discorso alla nazione. Una data strategica, che con tutta probabilità ha segnato l’inizio della sua corsa alla Casa Bianca per rinnovare il mandato.

L’assoluzione quasi scontata in Senato e la sorpresa di Romney

Ed eccoci all’epilogo. Pochi giorni fa, in Senato, è avvenuta la votazione che avrebbe deciso se procedere o meno al processo per impeachment nei confronti del presidente Trump. Dal momento che al Senato i repubblicani hanno una forte maggioranza, c’erano pochi dubbi sul risultato di questa votazione. Trump, infatti, è stato assolto con 52 voti a favore e 48 contrari. Il quorum richiesto per andare al processo per impeachment con l’accusa di “abuso di potere” era di due terzi del Senato, traguardo praticamente impossibile da raggiungere. I senatori repubblicani sono rimasti fedeli a Trump, tranne Mitt Romney, senatore repubblicano che in passato aveva sfidato Barack Obama perdendo le elezioni. Romney ha dichiarato di aver votato con coscienza e pensando ai suoi figli e ai suoi nipoti. “Voglio poter dire ai miei figli e ai miei nipoti che ho fatto il mio dovere” ha detto Romney al termine della votazione in Senato “facendo quello che il Paese si aspetta da me. Voglio essere ricordato nei libri di storia solo come uno dei senatori che oggi diranno quanto il presidente abbia agito male, dolorosamente male”. Quello di Romney è una novità assoluta negli Usa. Non era mai successo, infatti, che un senatore repubblicano andasse contro al proprio leader di partito. La risposta da parte della famiglia del presidente Trump non si è fatta attendere. In particolare, il primogenito di Trump, Donald Jr, ha twittato: “Romney va espulso dal partito repubblicano”. Sicuramente il senatore repubblicano dissidente non avrà vita facile nei mesi conclusivi del mandato di Trump e con molta probabilità non sarà considerato per le prossime elezioni.

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I democratici, dal canto loro, rimangono con l’amaro in bocca e con un pugno di mosche. Il tentativo di dare una spallata a Trump probabilmente con l’intento di screditarlo in vista delle prossime elezioni non ha funzionato. Anzi, secondo alcuni sondaggi politici il consenso di Trump nella parte repubblicana del Paese è aumentato molto e questo è un punto a favore per la campagna elettorale alle porte.

I precedenti casi di impeachment negli Stati Uniti

Nella storia degli Stati Uniti i casi di impeachment non sono stati molti ma hanno sicuramente destato grande clamore. In tutti i casi, tuttavia, si sono risolti con l’assoluzione del presidente, che ha continuato il mandato portandolo fino alla sua naturale conclusione. Oltre a Trump, terzo caso di impeachment del Paese, si possono ricordare Andrew Johnson nel 1868 e Bill Clinton nel 1998, al centro dell’attenzione mediatica per il caso del Sexgate che lo vedeva coinvolto in una vicenda a sfondo sessuale con Monica Lewinski. In entrambi i casi i presidenti avevano la consapevolezza di poter evitare la condanna e quindi di perdere la presidenza e di essere interdetti dai pubblici uffici.

Altri presidenti hanno avuto accuse pesanti dagli avversari politici e alcuni di loro si sono dimessi spontaneamente prima di arrivare al processo. Il caso più noto è sicuramente quello di Richard Nixon, coinvolto nel 1974 nel caso Watergate. In quel caso il presidente, al centro di un’inchiesta giornalistica aperta da due reporter, messo alle strette decise di dimettersi volontariamente.

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