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Vi presento Andrea Stella

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Dw-Roma. Ho sempre pensato che l’esistenza di ognuno di noi possa essere così rappresentata: un lungo viaggio fatto di date e avvenimenti, di azioni e attese, di speranze e sogni che colmano il tempo fra due parentesi inevitabili, il giorno in cui nasciamo e quello in cui moriamo.

Tutto quello che è compreso fra le due date fondamentali, fa la differenza, è la sostanza, racconta chi realmente siamo.

La vita è una sorpresa continua che spesso passa per il dolore, unica condizione che riesce a forgiare nel profondo l’essere umano, per cambiarlo e renderlo pronto a donare qualcosa di grande e importante a chi lo circonda, al mondo.

Nell’Agosto del 2000 Andrea Stella aveva solo 24 anni. Durante una vacanza a Miami, si ritrova di fronte ad un gruppo di balordi intenti a commettere un furto. Uno di loro spara contro Andrea, che si trova a rischiare la vita. La parentesi non si chiude, fortunatamente, ma complicherà l’equazione della sua vita.

Dopo trentacinque giorni di coma indotto, la vita riconquistata lo sorprende ancora una volta, dolorosamente: una pallottola lo ha colpito al midollo spinale, non potrà più camminare.

Non sarà facile riprenderla in mano quella vita, diventata ad un tratto sconosciuta, piena di incognite, così nuova e terrificante da fargli pensare spesso di preferire la morte.

Ma la sostanza della quale si compone la propria vita, Andrea la conoscerà pienamente solo attraverso questo lungo e doloroso percorso, sulle ruote della sua carrozzina, ma soprattutto, sulle onde dell’Oceano.

Il desiderio di tornare in barca a vela, porta Il velista Andrea Stella a realizzare un progetto nuovo e originale, costruendo un catamarano adatto alle proprie esigenze. Da lì, la consapevolezza amara che è più facile attraversare l’oceano per chi vive la disabilità, piuttosto che attraversare una città sulla terra ferma, dove mancano politiche serie per abbattere le barriere architettoniche e dove gli stessi cittadini, spesso, non manifestano educazione, rispetto e senso di civiltà, specie quando si tratta di parcheggi riservati ai disabili.

Consapevole delle difficoltà che ogni giorno deve affrontare chi vive come lui una condizione di disabilità, Andrea Stella si batte oggi per i diritti delle persone disabili.

Ha fondato nel 2003 l’Associazione Onlus Lo Spirito di Stella, è promotore di importanti progetti e campagne speciali per i diritti delle persone con disabilità.

Ha sfidato l’oceano navigando per sei mesi sul suo catamarano, realizzando così il progetto WoW-Wheels on Waves, partendo dagli Stati Uniti fino al porto italiano di Venezia. Un viaggio che segna la data di inizio di una missione, e che come tale non ha fine con l’approdo sulla terra ferma, anzi.

Andrea Stella, dopo aver realizzato il suo progetto, consegna a Papa Francesco la Convenzione Onu per i Diritti delle Persone con Disabilità, sottolineando così l’importanza di quel documento che non deve e non può essere ignorato.

Oggi vi presento Andrea Stella.

Andrea Stella, la sua vita è cambiata in quell’agosto del 2000. Cosa significa per un ragazzo così giovane ritrovarsi a dover fare i conti con una vita diversa da quella vissuta, totalmente inaspettata e indubbiamente spaventosa?

Avevo 24 anni. Fino ad allora non mi ero mai neanche rotto un unghia. Mi ero appena laureato. Era uno di quei momenti della vita che possono essere considerati belli. Quindi, all’inizio è stato un gran casino, per dirla semplice. Ti trovi veramente scombussolato. Ti dici: Cavolo! Ho finito l’Università, ce l’ho sempre fatta, sono disposto a sacrificarmi per entrare nel mondo del lavoro, so che se lavorerò moltissimo potrò raggiungere grandi risultati. Inizialmente ha significato per me la fine di un sogno, non vedevo un orizzonte, delle prospettive.

Dicevo “ mi ammazzo, io in carrozzina non ci sto”, ma alla fine non è che lo pianificassi o che volessi realizzare questo pensiero, ma mi sembra anche normale averlo pensato. Allo stesso tempo, non ho avuto mai rancore nei confronti di chi ha sparato. Non ho mai saputo chi fossero le persone che mi hanno sparato, quindi non ho mai avuto nei loro confronti un senso di profonda rabbia. Mi sono sempre detto: “Beh, mi è successo, anche se non ho fatto nulla di male, però non mi piace, mi ammazzo”. Il 29 Agosto del 2000 mi hanno sparato, il primo settembre 2001 ho cominciato a costruire la barca. Anche se non ero ancora apposto psicologicamente, stavo sicuramente molto meglio.

Dopo tanta sofferenza, alla fine, ha prevalso la vita e la voglia di vivere. Com’è nata l’idea di tornare in barca a vela e come è stato concretamente possibile realizzarla?

Mio padre mi incoraggiava a fare qualcosa, mi proponeva questo e quello. Io rifiutavo un po’ tutto, ma poi, alla fine, mi sono detto che se proprio dovevo ricominciare e rimettermi a fare qualcosa, preferivo tornare in barca a vela, muovendomi sulle ruote come prima mi muovevo sulle gambe. Cercai di noleggiare una barca, non ce n’era una adatta, e così l’ho costruita.

Di cosa si occupa l’Associazione Lo Spirito di Stella Onlus che ha fondato?

Ho creato la mia barca per me, ma poi mi sono reso conto che poteva essere di utilità anche ad altre presone e che soprattutto poteva far comprendere a chi progetta che se è possibile progettare una barca per tutti, è possibile anche progettare una città per tutti. L’Associazione Lo Spirito di Stella nasce proprio per trasmettere questo messaggio e insegnare qualcosa di veramente importante agli altri.

Secondo Lei, è davvero possibile creare delle città che siano ideate e progettate per tutti, normodotati e non, e cosa occorre perché questa possibilità diventi una realtà concreta?

Pensi che un sacco di oggetti creati per le persone disabili, sono poi diventati strumenti utilizzati da tutti nella quotidianità, oggetti dei quali non possiamo più fare a meno. Il telecomando è nato per una persona disabile. Gli sms, inventati inizialmente per i militari, con l’evoluzione della telefonia sono diventati di utilità per le persone sorde. Il Trolley, cioè il bagaglio trainabile, è nato per le persone disabili. Il POS, il metodo di pagamento elettronico, è nato per i non vedenti.

La domanda può essere addirittura ribaltata: potremmo vivere senza questo tipo di invenzioni? L’invenzione vera nasce per dare delle risposte concrete: studiare i bisogni delle persone ( in questo caso di una categoria di persone con difficoltà motorie o con difficoltà sensoriali ) porta a creare degli oggetti innovativi. Una città che va bene ad una persona che si muove su una sedia a rotelle, è una città dove un anziano si muove meglio, così come anche un bambino.

Una volta, per dare un po’ di movimento alla casa, si metteva un gradino fra cucina e salotto, non pensando che poi quel gradino diventava un inciampo. Si può costruire una casa senza un gradino fra cucina e salotto? Certo che si può fare! Non si tratta di rendere accessibile la Torre di Pisa, ma di rendere un treno piatto e accessibile eliminando i gradini. Ci sono le tecnologie per farlo, così come si può fare un marciapiede raccordato con delle rampe anziché con un gradino. È anche una scelta di sostenibilità. È stato stimato che il 35% degli anziani abbandona la propria abitazione perché non più idonea alle proprie esigenze. Oggi si progetta pensando che il ragazzo di trentanni che la abita, possa continuare a viverci anche quando ne avrà ottanta, anche se, probabilmente, le sue esigenze saranno diverse rispetto a quando ne aveva trenta.

Quali sono i prossimi progetti di Andrea Stella?

I prossimi progetti sono mirati a continuare a diffondere questo tipo di cultura, per cui quest’anno abbiamo lanciato la settimana dello Universal Design a Venezia. Inoltre, continuiamo a dare a tante persone con disabilità l’opportunità di vivere il mare gratuitamente attraverso Lo Spirito di Stella e altre iniziative legate alla vela, ma anche di vivere la montagna d’inverno con lo sci per tutti, la campagna e la città grazie ai mezzi che mi sono messo a costruire che si chiamano Klaxon Klick: sono delle ruote elettriche che si attaccano a tutti i tipi di carrozzina e consentono di avere in città la stessa mobilità che io ho andando in barca a vela. Io vado in giro, parcheggio la mia auto, scendo la mia carrozzina, scendo la mia ruota elettrica e mi muovo liberamente in una città complicata come Roma, ad esempio.

Quali sono i nuovi sogni, quelli personali, di Andrea Stella?

Sono tanti. Vorrei essere per sempre felice come lo sono oggi, stare bene, io insieme a Maria, mia moglie, e alla mia famiglia. E poi, c’è il mio sogno personale: fare il giro del mondo in barca a vela.

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