Vi presento Filippo D’Arpa

Vi presento Filippo D’Arpa
Tempo di lettura stimato: 2 minutes

Dw-Roma.Filippo D’Arpa, scrittore, poeta, giornalista, oggi vicecaporedattore del Giornale di Sicilia, inizia come corrispondente del Mattino. Fa del pensiero e degli ideali di legalità il suo mestiere, prima attraverso la poesia e la narrazione, si dedica al giornalismo diventando giornalista professionista attraverso una lunga gavetta. Ottiene grande consenso grazie anche alla scrittura di opere teatrali come “L’isola che si lascio morire”, tratto dal suo libro “L’isola che se ne andò”, e ancora “Il Ponte mi sta stretto”, “La finestra” e “Piazza delle vergogne”.

Nel 2004 il grande successo a teatro con “Malgrado tutto”, la storia di un giornale realizzato da un gruppo di giovani in provincia di Agrigento con l’aiuto di Leonardo Sciascia.

Ha scritto diversi libri tra cui, oltre a “L’isola che se ne andò”, “Tarantola ballerina” e “Altri tempi” una serie diracconti su personaggi e fatti realmente accaduti. Nel 2007 ha curato con Salvo Toscano l’antologia di racconti La scelta – Storie da non dimenticare, dedicata alla memoria delle vittime della mafia, all’interno della quale ha pubblicato il racconto La radio gracchiava.   

A quale opera teatrale è più legato e perché?

Al fascino misterioso dell’isola Ferdinandea. Mi è costato quattro anni di lavoro e di ricerca, una sfida. Ma soprattutto perché rappresenta la metafora dei nostri tempi e dei nostri giorni: tutti sogniamo un’isola, un non luogo, dove ricominciare. Dove vivere con bellezza, è invece, appena lo troviamo, non mutiamo i nostri comportamenti. Anzi.  Ma anche perché Ferdinandea fa parte di quel mega vulcano chiamato Empedocle che ha già generato altri sei coni. Forse un giorno saranno altrettante isole. Spero di esserci, ma non credo.

Nella sua carriera ha fatto il corrispondente, ha collaborato con diversi settimanali e giornali. Quanto è cambiato il mondo del giornalismo dagli anni 90 ad oggi? È più facile essere sul posto oppure dietro uno schermo per raccogliere le notizie?

La vecchia regola di indossare le scarpe è l’unica. Oggi lo schermo ci ha impigriti e incattiviti. Non sentiamo più il “profumo” della realtà. Quale che sia. E non siamo più capaci di raccogliere vere notizie. Ci aggrappiamo a quelle dei comunicati, dei social. Mondi finti. Inutili e dannosi.  Il giornalismo rischia di morire per questo, non perché la politica se ne vuole liberare. E’ sempre stato così. Solo che fino a ieri “indossando le scarpe” venivano fuori scandali come il Watergate o altro. Mi piace ricordare Mario Francese, giornalista palermitano ucciso dalla mafia. Fu il primo a parlare di Riina. Andava in giro con la sua auto per Corleone e parlava con tutti. Ecco la differenza.

Cosa consiglierebbe ad un giovane che vuole avventurarsi nel giornalismo?

Di avere testa dura per sbatterla contro mille no e un milione di porte chiuse. Ma soprattutto di avere scarpe buone.

Quanto è difficile oggi scrivere o pubblicare una notizia senza che ci sia l’influenza politica?

Oggi è più facile degli anni della Prima Repubblica. Temo che sarà più difficile se continuerà questo lento avvelenamento della democrazia: meno giornali, meno libertà.

Dopo tante soddisfazioni e successi ottenuti, quali sono i progetti per il futuro?

Tanti quanti cassetti ho a casa. Alcuni vicini al traguardo, altri resteranno utopie.

Leave a Reply

Your email address will not be published.