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Intervista a Fabio De Nunzio,storico inviato di Striscia, Fabio e Mingo

Fabio De Nunzio
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Fabio De Nunzio ci racconta l’anima del libro “Sotto il segno della bilancia

DW(ITALIA).Ho avuto la possibilità di intervistare Fabio De Nunzio,il buon Fabio, autore insieme a Vittorio Graziosi del libro “Sotto il segno della bilancia news”, Ventura Edizioni.

Molti lo ricordano ancora oggi come inviato di Striscia La Notizia(lo è stato 18 anni) nel famoso duo Fabio e Mingo,(i due inviati)ma da alcuni anni, Fabio De Nunzio affronta una tematica importante che fa la differenza nella qualità della vita di sei milioni di persone in Italia: parliamo di obesità.

Molto spesso i mezzi di informazione e i media in genere parlano di obesità dal punto di vista della salute e dell’estetica, di solito per dispensare consigli per dimagrire o vendere diete miracolose, ma le varie sfaccettature della vita di una persona con problemi di obesità sono totalmente ignorate.

Raggiungo Fabio al telefono e scopro un mondo nel quale discriminazione, barriere architettoniche e bullismo nelle scuole rendono la vita delle persone con obesità davvero difficile. Quando mi racconta degli incontri con le scuole, dove capita che gli adolescenti confessino di aver pensato al suicidio per sottrarsi alle violenze fisiche e psicologiche subite a causa del proprio peso da parte dei propri coetanei, capisci che Fabio ha centrato il punto di partenza di un problema che è una vera e propria emergenza sociale, che la prevenzione passa dalle scuole e che la sua azione di divulgazione in tutta Italia, da nord a sud, per informare ed educare ha davvero una valenza formativa necessaria e improrogabile.

Oggi intervistiamo Fabio De Nunzio.

Fabio De Nunzio, parliamo subito del tuo libro “Sotto il segno della bilancia news”, scritto insieme a Vittorio Graziosi ed edito da Ventura Edizioni. È un libro che affronta tematiche importanti, alle quali purtroppo si dedica poca attenzione in Italia. Raccontaci quali sono queste tematiche.

R: “Sotto il segno della bilancia news” è un libro che ha già vinto cinque premi letterali e ha avuto tantissimi riconoscimenti in Italia. Sono stato nominato Cavaliere della Pace ad Assisi proprio perché uno degli obiettivi di questo libro è quello di tendere la mano a chi sta indietro e portarlo a camminare insieme a noi.

È un libro per tutti, dal bambino all’adulto, dall’operaio al libero professionista. È adatto anche a chi non ama leggere, dato che è costituito da capitoli brevi, ogni capitolo è una storia; per il 60 % è autobiografico e per il resto racchiude storie raccolte in tutta Italia.

Il libro parla in parte di obesità: in Italia ci sono circa sei milioni di persone obese, mentre il 36% dei bambini è obeso o tendente all’obesità. Sono numeri spaventosi, considerando anche il fatto che non esistono tutele per le persone obese, ma si parla anche di discriminazioni e di barriere architettoniche.

E poi, ci sono dei capitoli che trattano di bullismo scolastico, altra nota dolente in Italia. Purtroppo, oggi il bullismo nelle scuole può essere presente già dalla prima elementare.

Com’è nata l’idea di scrivere questo libro?

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R: L’idea è nata dalla richiesta di alcune associazioni e anche di tante persone che incontrandomi mi chiedevano di parlare di questi temi, anche perché erano tematiche da me già affrontate per tanti anni a Striscia La Notizia e al Caffè di Rai1. E così, io e Vittorio Graziosi abbiamo scritto questo libro, che sta andando molto bene in tutta Italia.

Il libro “Sotto il segno della bilancia” è stato pubblicato per la prima volta nel 2012, oggi siamo alla quarta edizione …

R: Sì, quest’ultima edizione è stata pubblicata a luglio 2019, con all’interno tante nuove storie. Non è una ristampa, si tratta in realtà di un libro aperto, perché ad ogni nuova edizione ci sono state delle aggiunte, delle nuove storie, in una continua evoluzione.

Parlavi prima di barriere architettoniche. Puoi farci un esempio di barriere architettoniche che limitano la vita di una persona che vive una condizione di obesità?

R: Ci sono tanti esempi di barriere architettoniche, ve ne elenco solo tre, per rendere l’idea. Cominciamo, ad esempio, con un genere di barriera che troviamo in tutta Italia. Quando devo entrare in Banca e c’è il bussolotto con la porta girevole: si entra all’interno, solitamente c’è una vocina che ti chiede di depositare gli oggetti metallici nell’apposita cassettiera e una volta fatto, ecco una seconda vocina che dice “si prega di entrare uno alla volta” e così resti bloccato lì, con la vocina che continua a ripetersi, impossibilitato ad entrare finché un impiegato non interviene spingendo un bottoncino, zittendo così la vocina e permettendoti di accedere. Ciò è abbastanza fastidioso.

R: Un altro esempio di barriere architettoniche la troviamo in molti locali in Italia, dove i tavoli e le sedie sono avvitati a terra, ciò significa che hanno già prestabilito le tue misure, ovvero la circonferenza che bisogna avere per poterti sedere. Io molte volte sono costretto a chiedere una sedia e a sedermi all’angolo del tavolo. Questa è una grande barriera, almeno le sedie andrebbero svitate da terra.

R: E poi c’è un altro grande problema, è una battaglia che sto portando avanti da tempo: quella delle barelle delle ambulanze del 118. Ogni ambulanza ha la propria barella con la sua portata in chili, c’è quella con la portata da 150 chili, quella da 180, quella da 200, fino ad arrivare alla portata da 250 chili. Quando viene chiamato il 118 e la persona da soccorrere è obesa, molto spesso la barella di cui è provvista l’ambulanza che sopraggiunge non è adatta, ma di una portata inferiore. Ciò significa che la persona obesa non può essere prontamente trasportata in ospedale, gli si può fornire solamente un primo soccorso in attesa che arrivi una seconda ambulanza con la barella adatta. Per una persona che ha bisogno di cure immediate e adeguate, quella perdita di tempo può risultare fatale. Quindi, mi sto battendo perché tutte le ambulanze abbiano la propria barella con portata da almeno 250 chili, e in alcune zone a macro area, delle barelle fino a 350 chili perché il soccorso sia garantito a tutti e non solo ad alcuni.

Stiamo parlando di tematiche importanti ma poco discusse in Italia. Perché, secondo te, se ne parla così poco?

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R: Forse, non è un argomento commerciale, attraggono di più altri argomenti e quindi si finisce per parlare sui giornali e in televisione di gossip e altre cose futili. Le motivazioni sono tante.

R: In generale, per quanto riguarda tutte le tematiche sociali, e in questo caso per quelle relative all’obesità, se non accade la tragedia, ahimè, non se ne parla. Quello che sto tentando di fare io è esattamente il contrario, cioè fare prevenzione invece di attendere che accada la tragedia.

Oltre a centrare la questione dal punto di vista della salute e della sana alimentazione, spesso si parla di obesità come di un problema estetico, come se tutti dovessimo essere conformi a dei canoni estetici dettati dalla società, ma dietro questo problema c’è molto di più.

R: Il problema maggiore oggi è che ci vorrebbero tutti “standard”, non dico tutti identici, ma più o meno tutti con le stesse misure. Invece non siamo tutti uguali, ognuno ha le proprie misure, così come per l’altezza e il resto. È certamente importante avere un’alimentazione più sana, così come è importante tentare di dimagrire se si hanno troppi chili in più, ma non è sempre facile per varie ragioni: mangiare sano significa anche avere i soldi per poterlo fare, inoltre non sempre basta la dieta ma servono anche altri mezzi, anch’essi dispendiosi a livello economico. Certo, queste persone vanno aiutate per tutta una serie di ragioni, pensiamo ad esempio alle malattie alle quali vanno incontro a causa dell’obesità e che ovviamente vanno curate, rappresentando un ulteriore costo per lo Stato.

Quali possono essere le contromisure da adottare per affrontare il problema dell’obesità?

R: La prevenzione è importante. Il problema dell’obesità va affrontato con la prevenzione, iniziando dalle scuole e dai bambini. Abbiamo detto prima che il 36% dei bambini è obeso o tendente all’obesità. Bisogna portare nelle scuole i nutrizionisti, insegnare ai bambini come si mangia sano.

R: Sono spesso chiamato nelle scuole per parlare agli alunni di questi temi e di solito faccio un sondaggio sul campo: chiedo ai bambini se hanno fatto colazione e almeno il 40% di loro dice di no perché non aveva tempo, magari perché andando a dormire tardi ci si alza tardi di conseguenza, quindi è anche colpa delle cattive abitudini.

Oppure, se chiedo quanti hanno portato un frutto o un panino al pomodoro per la merenda, su trenta, venticinque alunni lo fa solo uno, al massimo due, il resto porta patatine, crostini, panini con salame e tutto ciò che non è proprio salutale. Per non parlare delle bevande gassate e molto zuccherate, delle quali fanno grande consumo i bambini di oggi.

Un’altra cosa importante che farebbe la differenza, sarebbe l’apertura in tutta Italia delle palestre anche oltre l’orario scolastico. Questo darebbe la possibilità ai ragazzi di avere degli spazi di cui usufruire gratuitamente e fare movimento.

In Italia ci sono sempre più figli unici e spesso restano chiusi in casa davanti alla play station e ai giochi interattivi, facendo così una vita sedentaria. A volte, le famiglie non hanno la possibilità economica per pagare la palestra. Dunque, apriamo le palestre delle scuole ai bambini e ai ragazzi, non solo per fare movimento, ma anche per socializzare, altro aspetto importante soprattutto contro il bullismo.

Altra cosa importante: eliminare all’interno di tutte le scuole d’Italia la presenza di distributori automatici di patatine, merendine, bevande gassate e zuccherate, sostituendole con distributori di frutta, verdura e acqua naturale. Insomma, insegniamo ai ragazzi che si può davvero mangiare sano.

Sei stato in giro in tutta Italia per promuovere il libro, ma anche e soprattutto per fare azione di divulgazione. Durante questo tuo viaggio, incontrando lettori e studenti, c’è stato qualche episodio che ti ha colpito maggiormente?

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R: Anzitutto, mi ha colpito quanto sia diffusa la cattiva alimentazione. In tutta Italia ci si è dimenticati della dieta mediterranea, snobbando spesso i prodotti buoni della terra, come i legumi, ad esempio.

Poi, attraverso le esperienze di incontro con i giovani nelle scuole per parlare di bullismo scolastico, ho purtroppo riscontrato una realtà nella quale i ragazzi arrivano a compiere atti di autolesionismo, o addirittura a pensare al suicidio proprio perché bullizzati.

Non scorderò mai quando, alla fine della presentazione-incontro in una scuola superiore nella quale parlavo anche di bullismo, dopo che erano andati via gli studenti, una ragazza è tornata davanti a me, al preside e ai professori, ha rotto il muro del silenzio che spesso i ragazzi bullizzati creano per proteggersi e perché si sentono nullità, ha alzato le maniche e ci ha mostrato le braccia livide: i suoi coetanei la bullizzavano, le davano pizzichi sulle braccia, pensando che non soffrisse perché cicciottella.

Ecco, da una parte sono contento perché mi rendo conto che attraverso questi incontri abbiamo fatto e facciamo prevenzione, davvero stiamo aiutando i ragazzi nelle scuole; dall’altra parte sono infelice, vedere quanta sofferenza c’è nel mondo dei giovani mi colpisce e mi fa soffrire, però è importante continuare, andare avanti e fare prevenzione. Inoltre, ringrazio voi del Daily Worker perché parlare di questi argomenti significa avere sensibilità, e voi attraverso questa intervista avete dimostrato di averne.

C’è davvero bisogno di parlare di queste tematiche e di fare prevenzione, soprattutto nelle scuole. Ci auguriamo che tutte le scuole diano spazio a questo genere di iniziative, e ringraziamo Fabio De Nunzio per il lavoro importante che sta svolgendo, oltre che per averci dedicato il suo tempo.

I Dirigenti scolastici, gli insegnanti e quanti vogliono contattare Fabio De Nunzio per organizzare incontri all’interno delle proprie scuole, possono inviare una mail all’indirizzo di posta elettronica fabiodenunzio@gmail.com oppure contattare la nostra redazione: redazione@dailyworker.it

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