Whirpool via da Napoli, una crisi senza fine

Whirpool via da Napoli, una crisi senza fine
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DW-Roma.Il gruppo americano Whirpool nel 2014 rileva la multinazionale italiana Merloni elettrodomestici che era proprietaria dei marchi Indesit, Ariston, Hotpoint, Sholtes.

Dopo questa operazione Whirlpool inizia una ristrutturazione aziendale, iniziando a chiudere o a ridimensionare gli stabilimenti meno efficienti dal lato produttivo. Questi stabilimenti che “subiscono” questo processo si trovano principalmente in Inghilterra, Germania, Italia. 

Negli ultimi giorni ha creato scalpore nell’opinione pubblica la decisione di chiudere lo stabilimento di via Argine a Napoli. “Dal 2014 ad oggi la Whirpool ha ricevuto 27 milioni dallo Stato Italiano” dice il vicepremier e ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio in un confronto molto acceso con i vertici della Whirlpool, aggiungendo in seguito “Non si prende per il culo lo Stato italiano. Non con me, non con questo governo”. Inoltre il ministro ha sottolineato che Whirpool deve rispettare l’accordo siglato il 25 ottobre in cui si impegnavano a investire 17 milioni sulla fabbrica di Napoli. 

I dirigenti della Whirpool si giustificano dicendo che non è loro volontà chiudere la sede di via Argine, tuttavia, non riescono a garantire a questa una prospettiva futura. 

Da quando l’azienda è passata in mano alla Whirpool la produzione di pezzi negli anni è diminuita. Oggi la produzione ammonta a circa 500.000 pezzi l’anno, mentre solo qualche anno fa ammontava a 900.000 pezzi. Il ministro Di Maio il 25 ottobre per ovviare a questa situazione ha proposto un trasferimento della produzione di alcune lavatrici dalla Polonia all’Italia, cosa che in realtà non è mai avvenuta. 

In caso di chiusura della sede di Argine si prospetta una forte reazione da parte dello Stato Italiano che richiederà i 27 milioni versati nel corso degli anni.

I lavoratori, intanto, guidati dai sindacati Cgil Cisl Uil e da FimFiom e Uilm hanno iniziato dei presidi davanti all’azienda in via Argine e a Roma dove è avvenuto l’incontro al Mise. 

Il segretario generale della Uilm Campania, Giovanni Sgambati ha annunciato che se Whirlpool non trova una soluzione alla situazione venutasi a creare, porteranno avanti una campagna Io non compro Whirlpool se non produce a Napoli”. 

Anche la Chiesa Italiana è vicina ai lavoratori di Napoli in presidio davanti la sede della loro azienda. Il cardinale Crescenzio Sepe, infatti, celebrerà la messa domenica 9 giugno proprio lì, dove i sindacati ormai da diversi giorni protestano. 

Luana, 31 anni, operaia in Whirlpool da quando ne aveva 16 commenta la situazione in questo modo: “Mi ha assalito una forte delusione perché io ci ho speso anni e anni della mia vita, prima di me ci ha lavorato mia madre e io sono cresciuta in quello stabilimento, quindi sapere che la Whirpool che mi garantiva un futuro si è comportata in questo modo mi ha molto delusa.” 

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